Certe cose mi sfuggono, tutto mi sfugge. Davvero. Quel biglietto sul tavolo dell’arci, ad esempio.

Con tutte le cose che ho scritto di lei, quel biglietto… Due parole in croce senza capo né piedi; né stigmate, senza sangue, senza palpitazioni e cazzate varie… non valgono un acerbo frutto essiccato.

Davvero, è talmente stupido quel che c’era scritto.

Perché gli ha dato tanto peso in questa notte bella e profonda e arguta?

 

La stessa notte, in cui mi ha incontrato io scrivo, non sarebbe uguale altrimenti.

Da qualunque dimensione tu provenga, mia lettrice, in qualunque tempo tu troverai e legga questo mio fogliaccio web.

 

Cazz’è un foglietto, perché gli ha dato tanto peso?

Mi viene da pensare…

 E poi quel suo fastidio per le parole in fila, scritture a raccontare…

 

Se è per questo…

 

 

 

 

 

Dov’è la distanza tra poesia e pazzia? Avanti ragazzi, su, forza, ditemi dov’è che cambia una melensa maldita estupidez poetica rimata che parla di mari e monti e del padre e di lacrime.

Ragazzi, cazzo serve una cosaccia del genere? Avanti, voglio il vostro parere. Ditemi, non statevene lì imbambolati.

La vedete questa persona, qui affianco la cattedra? seduta sulla seggiola. Ditegli a questo signorino barbato cosa pensate delle sue poesie, e fregatevene delle mie lezioni.

La poesia si ascolta a braccia aperte, altrimenti come potete accoglierla?

Avanti Micheal, dimmi cosa ne pensi. Su, su, non ripararti dietro una trincea di libri, mostra il tuo visino e il tuo cervello.

Dimmi cosa pensi di

 

La nostra insegnante d’inglese alle medie,

Mrs Gredis, non sedeva dietro

la cattedra, lasciava libero

il primo banco e ci montava sopra

con le gambe ben accavallate e

noi fissavamo quelle lunghe gambe

di velluto, quei fianchi magici,

quella tiepida carne scintillante

mentre lei dava di anca

e riaccavallava le gambe […]

 

ci bastava star lì seduti a guardarla

e sapere che le nostre madri

non erano così e che le nostre compagne

di classe non erano così

e che persino le donne di strada

non erano così.

CHARLES BUKOWSKY  Classici (Quando eravamo giovani)

   

È così che mi vedi?

Tutta cuscinetti e glutei?

Ragazzi, non state lì a bocca aperta!

La vostra insegnante ha perso il lume della ragione e vorrebbe sapere da voi cosa contraddistingue la pazzia dalla poesia.

 

No, non ci siamo Balducci, non è questione di soldi.

Non tutti i ricconi si fanno talmente seghe mentali da ambire al all’oro.

 

Cicchetti belli, guardate questo pasticcio d’uomo.

Non vedete che è perso nel suo vuoto cosmopolita? Vive all’esterno, non si nutre d’aria. Neppure di vino, signore Giffoni; no, manco di maria.

Gli stupefacenti non c’entrano, sono solo degli acuenti, non creano l’artista.

All’ora? Che cosa si mostra palese in questo coso d’uomo?

Le occhiaie non dovete considerarle, son fuori luogo, quelle sono colpa mia. L’ho masticato un po’ troppo.

 

Ecco, iniziamo ad avvicinarci.

Sì, signorina Leopoldi. Brava Giara.

È un trabocchetto, un poeta è fondamentalmente pazzo. Altrimenti come potrebbe essere così idealista? e cosi coglione?

Non, non lo dico tanto per dire, è proprio un simpatico ebete che non sa far altro che buttar giù rime e metriche.

 

A me, personalmente, fa cagare, ma era buono da mangiare.

Per questo l’ho portato, non sapevo come cavarlo fuori dalle lenzuola. E allora gli ho spiegato che ero insegnate e che poteva venire ad spiegare. Per evitare che parlasse a sproposito  gli ho dato una bella ripassata, in modo da tacitarlo… non vedete? non ha neppure la forza di rispondere ai miei insulti.

È a pezzi, poverino.

 

No Gianno, la tua maestra non lo è, non parlare a sproposito se non vuoi due ceffoni.

Anzi, già che ci siamo te ne mollo quattro, per pareggiare i conti.

 

Ora la maestra spiega, e Gianno sta zitto. E non piangere che sei un uomo, no? Non dici sempre di esserlo ai tuoi compagni?

Sentitemi bene. Ecco La Lezione della maestra Sterluti. Ascoltate.

La poesia deve avere un senso, una spiegazione. Altro che sbandate sentimentali prive di scopo.

 

Boiate del tipo,  

Il rasente spegnersi di un gabbiano sul filo dell’acqua laddove il mare s’appoggia al cielo.

Che senso ha una robaccia del genere?

 

 

“i piloti cuccano più figa,”

mi disse.

 

alla seconda missione sulla Manica

gli sfondarono il culo

nel cielo.

 

non fu mai trovato.

 

un brutto scherzo in più

in un gran brutto mondo.

CHARLES BUKOWSKY  Girotondo (Quando eravamo giovani)

  

Ecco, questa è buona poesia, questa è vita.

Oppure

 

al bar

su quello sgabello

ci sono rimasto

3 anni

dalle 5 del mattino

alle 2 di notte

su quello sgabello

devo aver dormito

mentre bevevo.

credo che stessi

provando a uccidermi

col bere

e le risse nei vicoli

ma non funzionava. […]

 

 

era la vita

migliore che potessi

strappare.

 

evitavo di

farmi inscatolare

in uno stile

comune.

credevo realmente

che questo fosse

importante per me

quando nient’altro

lo era.

 

e quello

sgabello

era mio.

 

quello giù

in fondo

al

bancone.

 

era tutto ciò

che avevo.

tutto ciò

che volevo.

 

non c’era

altro uomo

che preferissi essere

o altra vita

che preferissi vivere.

 

ero al picco

del mio coraggio,

seduto lì

ad aspettare

il prossimo drink.

capite

cosa

intendo?

CHARLES BUKOWSKY  Il mio sgabello (Quando eravamo giovani)

 

 

Il resto sono corbellerie, bazzecole, futilità senza dove e senza scopo.

 

 

Il testimone in un edificio difronte

che vide un giovane aiutare una ragazza a salire

sul davanzale, reggerla poi fuori

 

staccata dal muro di mattoni, e lasciarla cadere.

E poi un’altra. Come se le aiutasse

a salire su un tram e non nell’eternità

ROBERT PINSKY  Camicia

 

 

Ciò ha un suo senso, cicci, le mielosità sono per sentimentali privi di palle. I classici sfigati.

dice indicando il tizio sulla sedia

che non servono a niente, che non dicono nulla, che non lasciano traccia. Vuoti

come una cartuccia dopo essere stata sparata, a salve per altro,

 

sono degli svuotati a perdersi.

Privi, assenti, inesistenti.

 

Apro l’album di famiglia e mi guardo bambino

 

Le ore hanno fatto il loro dovere.

Dico il mio nome. Dico addio […]

 

Mi svuoto della mi vita e la mia vita resta

            MARK STRAND Ciò che resta

 

Ecco qualcosa degno di essere letto.

 

Lo sapevate che Einstein è diventato un genio perché era fissato con la luce?

Non dica di no, signorina.  È  ora che questi miti perfetti e intoccabili ve li sgretoli qualcuno. Il piccolo Albert si chiedeva sempre cosa fosse la luce, sin dalla più tenera età. Quindi era un fissato.

A forza di chiederselo, però, capì che e  è uguale a mc al quadrato. Ovvero, che l’energia è materia; e che la materia può essere riconvertita in energia.

Capite? Ha cambiato l’Uomo, ha cambiato la sua visuale. Se lo avesse detto senza provarlo l’ho avrebbero serenamente sbattuto in manicomio. Ma dato che i calcoli dicevano <no>,  garantivano la sua sanità mentale, gli venne data la statuina d’oro.

 

Come dice signor Vartelli? La statuina è l’Oscar?

E chi se ne frega! Avete capito cosa volevo dirvi prima che questo precisino dimostrasse quanto è puntuale, no? E allora! basta caparsi!

 

Comunque, questo dimostra che solo i pazzi diventano geni, per cui se tra voi c’è un aspirante genialoide il mio consiglio e quello di fiondarsi in una casa di cura, un manicomio per i meno avvezzi al termine, e scambiare 4 chiacchiere con i residenti.

Magari scopre di avere poteri esp!

 

Io dal canto mio, ora, posso dirvi tutto questo in quanto giusto ieri mi sono sposata con questo rudere d’uomo. Ricco, coglione e drogato. Tanto, da  non capire un beneamato di quel che sto dicendo.

Ovviamente, chiunque andrà a dire in giro quel che ha visto o sentito in questa lezione, si beccherà una denuncia dal nostro

e indica il relitto

avvocato.

 

Per cui, ora, vi mando cortesemente a fare in culo, voi, i vostri testardi genitori, i nonni e l’intero corpo insegnati, bidelli compresi.

Divertitevi a studiare, che tanto poi i migliori finiranno a catena mentre alcuni imbeccili poggeranno le loro flosce chiappe sul sedile da impiegato, essendosi presentati con un curriculum in mano e una busta(rella) nell’altra.

 

Ridete, ridete, so che non ci credete, ingenuotti.

Intanto la vostra maestria vi saluta.

fa per andarsene, poi ci ripensa

Capirete presto, ragazze, quanto spinge lontano una botterella.

Domani sarò sul mio bel 26 metri, con tanto di skipper, cameriere e cuoco, in rotta per l’Himalaya.

Quest’idiota

indica ancora l’uomo

vuole incontrare il Dalai Lama, e ci vuole andare con la barca…

 

Ma bando le inutilità…

Vorrei solo ricordarvi una celebrata battuta

 

 

Mi spiace, ma io sono io,

e voi non siete un cazzo.

Il marchese del Grillo era un vero genio.

afferma con sicurezza

Per cui. dato che la cultura è – in buona parte – letame ammuffito, non perdeteci tempo a studiare.

Piuttosto, piccole giovani ninfe, apprendete l’arte d’amare, rende di più e costa meno.

 

Quanto hai ragazzi, vi aspettano tempi duri, le vostre colleghe vi daran del filo da torcere, statene certi, rigirandovi come calzini.

 

Buon proseguimento a tutti, noi ce ne andiamo, e ricordate la minaccia prima.

Per chi non sappia cosa sia una denuncia gli prego di chiedere ai genitori o cercare sul dizionario, nel caso in cui i genitori siano troppo ignoranti.

Ditegli pure che sono sposata al Cavalier Gurti. Credo che capiranno. Vedrete come abbasseranno la cresta.

 

Ciao piccoli miei, vi dimenticherò subito, ma porterò sempre una vostra foto in borsa, così, giusto per ricollegare le vostre odierne facce da merluzzo e riderne a crepapelle.

 

Ciao bambini, adiosputtanelle in erba, e che il pascolare vi sia propizio.

 

 

 

 

 

Fa schifo, lo so.

Ma mi andava di buttar giù due righe, ne avevo proprio voglia.

 

Mi girano (le palle). Per gli stralci d’incontro, i bocconi rubati in cui le parole sono limitate. Cazzo servono?

Forse dev’essere così, non so, so solo che non mi piace.

 

Cose del genere sono solo stupide, anche se è così che “funzica” la vita.

Ma io evito di vivere in regolare conformità con il traslitterare delle stagione e l’evoluzione dei rimpianti.

Per cui non mi torna.

Né mi torna quell’assurdo biglietto intriso di niente!

Il tempo non passato… è così che stava scritto?

 

E poi non fatemi parlare sempre di me.

 

Fanculo, a me.

Perché sono questo e ne sono felice.

Perché sono ubriaco e il vino mi vortica nelle budella ingoliardendomi.

Fanculo a qualunque relazione abbia mai sperato.

 

Cerco l’amore, ma lei non è più parte di quel progetto. È estranea, è tornata ad essere una estranea amica.

E lo dico in tutta sincerità senza alcuna necessità di ferire.

Fanculo a me, dunque, e in culo al sotto scritto. Allegro come pochi mentre non capisce cosa corbezzolo sta facendo. A cliccare i capezzoli di una tastiera che mi ispira di battere e battere pagine.

Quant’è? Ho perso il controllo, scrivo d’un fiato mentre sono le…

è tardi.

 

Tanto domani sarà tutto spento, passato l’alcool si richiuderà tutto.

Riccio di spine in una crisalide di stella.

 

Scrivo per me, sapendovi lontane galassie, oltre il braccio della via lattea, al di là,  oltre, il buio, dove la luce arriva con miliardi di anni di debito temporale.

 

Svelate la vostra presenza nella rete , non più come spettri aleatori.

In sunto,

 

 

il suino disse:

pensaci, mio caro toro, cosa saresti senza palle?

E il puledro rispose,

meno canne e più tatto, ciccio.

Il toro l’han  macellato due giorni fa

era impotente!

E tutti risero allegramente ricchi di disprezzo e allucinati dal cinismo mentre dalla  capanna usciva il contadino allegramente.

Pensava alla moglie che sarebbe tornata dopo un mese di cammino “spirituale” in giro per i monti della Spagna.

E  il bracciante pensava alla sua bella

A come tornava ripulita

Senza sapere che lei tornava con in dono una nuova bocca da sfamare.

Il contadino è gaudiente mentre entra nel capanno delle bestie con la lupara in mano.

Amene 

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2 pensieri su “

  1. La scrittura è in fondo anche un meraviglioso mezzo per confrontare quello che eravamo con quello che siamo oggi. Aiuta a non dimenticare anche se a volte vorremmo farlo, ma in fondo sappiamo che le nostre memorie anche se brutte sono parte di noi e hanno contribuito a fare di noi quello che siamo oggi. Bello il tuo racconto anche se da una parte mi sconvolge un pochetto, soprattutto i commenti di coda.FeNi

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  2. è bukowski è la rabbia, l'amarezza, è un po' così.Però l'insegnate merita, merita il suo cinismo,e la capacità di ribellarsi al mondo, vendicarsi.Non è savio, non è giusto, ma è appagante.un appagamento idiota, già

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