Citando…


Ho perso di nuovo le frasi, le avevo in mente ma ora si sono sciolte. Come quel gelato sdraiato sulla sabbia dopo essere sgusciato dalle mani di un bimbo. Come quando una donna offriva ristoro col suo corpo. Come la neve spruzzata sulle collinette vicino casa, che ora sono sormontate da palazzi. Come quel giorno che mi addentrai nel tana di un gruppetto di teppistelli. Ci sono momenti che non dimentico ed altri che passano. Il presente e il passato prossimo mi sfuggono, nomi e volti s’offuscano, sbiadiscono. Non mi riesco a spiegare il perché. C’è qualcosa di troppo assurdo da dover accettare.

Sono cambiato. Avete presente un minerale? Uno di quelli limpidi, che so, un pezzo di quarzo. Immaginatevi lo spirito incastonato in esso, e immaginate di guardarlo secondo le varie sfaccettature. Facce bastarde, indegne. Facce che sputano su persone e ideologie. Che se ne fregano dell’intorno e si tengono strette nel gelido abbraccio che le scalda con fuochi fatui. O volti radiosi, da pargolo, da scimunito. Altre incespicano in tranelli di presunzioni bramando solo di essere primi. Scherzi del destino che incastrano animi vivaci in situazioni subdole e in orgogli genetici. Già perché c’è un orgogliosità intrinseca nelle mia famiglia, nella stirpe cui appartengo. Una voce che ci spinge ad essere i primi, sempre. Ma questa voce la si maschera, la si irride con menzogne di modestia. Non regge. La modestia non tiene.

E poi c’è lo scopritore, quello che desidera andare oltre, scoprire il nuovo. Da qui il dubbio per la fantascienza, l’astuzia per la creazione di nuovi sovversivi mondi. Universi che decretano la necessità di cancellare l’attuale modo di vivere. Il volere andare oltre. L’essere profeta, così come pretende Simmons trincerandosi dietro il personaggio di Aenea, Colei che insegna. La saggia, la martire. 

“Allora ogni religione è superstizione, Raul? Ogni fede è follia?”[…]

            “Se tu avessi fede in me, sarebbe follia?”

            “Fede in te…  come?”   […]   “Come un’amica? O come messia?”

            “Qual è la differenza?”  […]

            “Fede in una amica è… amicizia. Lealtà” Esitai. “Amore.”

            “E fede in un messia?”

            Scrollai le spalle. “Quella è religione.”

            “E se la tua amica è il messia?” 

                        […]

            Trassi un respiro, “Parlavi d’insegnare la fisica dell’amore. Di capire l’amore, la forza basilare dell’universo. È questo il virus?”

            Sempre tenendomi il polso mi fisso a lungo. “ Quella è la fonte del virus” disse piano. “Io insegno come usare quell’energia.”

            “Come?” mormorai.         

            Aenea batté lentamente le palpebre, come se fosse lei ha sognare e sul punto di svegliarsi. “Diciamo che ci sono quattro passi. Quattro gradi. Quattro livelli.”

            Aspettai. Le sue dita formavano un cerchio attorno al mio polso.

            “Il primo è apprendere il linguaggio dei morti” disse Aenea.

            “Cosa c’entra…”

            “Sst! “ Portò alle labbra l’indice della mano libera, indicandomi di tacere.

            “Il secondo è apprendere il linguaggio dei viventi” riprese.

            Annuii, anche se non capivo né l’uno né ’altro.

            “Il terzo è udire la musica delle sfere” mormorò Aenea.   […]

            “Il quarto passo” disse Aenea, con lo sguardo di nuovo perduto nel vuoto “è imparare a muovere il primo passo.”

                        […]

            Aenea sorrise. “Ecco l’ironia, Raul, amore mio. Se decido di farlo sarò conosciuta per sempre come Colei che insegna. Ma è sciocco, io non devo insegnare. Devo solo condividere questo virus per trasmettere ognuno di questi gradi a quelli che desiderano imparare.”

                                     DAN SIMMONS  Il risveglio di Endymion

 

V’è il ragazzo impressionato dal mondo delle donne. Che di tanto in tanto le guarda ancora con gli occhi di Truffaut; l’uomo che osservava le donne come nessuno prima. Che ne scopriva la grazia. Malizia che ancora non ho capito. Non mi son spiegato il perché di quei no da me pronunciati.

Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in ogni direzione,

             donandogli il suo equilibrio e la sua armonia.

FRANCOIS TRUFFAUT L’uomo che amava le donne

C’è il sorriso che mi spunta naturale in giornate serene, quando si affaccia un volto proveniente dal passato. Nel riacciuffarlo mi aiutano a volte amici, a volte speranze, altre ancore artisti che pennellano con inguaribili ridicolaggine situazioni al limite del paradosso.  

Il grande rave party aveva luogo nel capannone abbandonato delle officine elettromeccaniche Stella, mitica fabbrica, teatro di alcune delle più roventi lotte operaie post-belliche. Di quei tempi non era rimasta alcuna traccia se non nei graffiti dei cessi, e nei murales di Athos Pelicorti detto il Bulgaro, famoso pittore proletario. Tra le leggende sul suo conto, c’era quella che si fosse introdotto nottetempo nella casa di Amedeo Riffler Stella, titolare dell’azienda, e avesse dipinto uno stronzo a sette volute su ognuno dei tremila piatti, scodelle , vassoi, tazze e tazzine di un rarissimo servizio di porcellane francesi. Ma quei tempi erano lontani.

                           STEFANO BENNI La compagnia dei celestini

 

In questo calderone mi mescolo, mi confronto. Con pensieri quali empatia, rabbia, strizza, soddisfazione. E poi di tanto in tanto si affaccia la voglia di trasgredire di allontanarsi. Darci giù col gomito alzato, seguitare e perdersi. Sgattaiolare via da quel che si è quotidianamente, per intrufolarsi nei panni di un individuo notturno, asociale, menefreghista. Che si compiace del suo drink e delle sue magagne. Della sua vita sconfusionata, aprospettica, amorale, illusoria. Un uomo che compare di rado nella società, come un Hyde, come un licantropo, come un essere che sguscia dall’involucro di perbenista. Qualcosa che solo l’alcool può donare. Un’ebbrezza strana, scura, sedimentata nelle lungo trascorrere di giornate futili.

E un cazzo in culo e accuse d’arrivismo, dubbi di qualunquismo,

son quel che mi resta……                                                          

                                                  FRANCESCO GUCCINI Avvelenata

 

Quant’altri mi appartengono?  Dubbi, corrosioni, distacchi e scissioni. Quanti? Quanti insiemi contengo? Quanti coincidono fra di essi? Da dove è sorta la frattura che disgrega le mie scelte? Domande del cazzo, in fondo. Quesiti senza alcuna importanza, come le scienze che studiano gli astri ma che non possono raggiungere l’interezza del cosmo. Il suo significato intrinseco, la sua motivazione. Infinitamente piccolo, abnormalmente grande. Entrambi misteri, entrambi domande che suscitano desiderio di conquista, di fare un passo più in là. L’unica guerra che non causa vittime, la sfida ai misteri attorno.

Ma ci sono altre sfaccettature, altri volti che ancora non ho mostrato in questa pila di fogli elettronici. Altre maschere socchiuse nel recondito. Chiuse a chiave, rinserrate. Che escono di rado e si mostrano solo al chiuso di un camera inchiavata dall’interno.

Stanno lì, tacciono. In attese di uscire, di rivelarsi oltre lo specchio che le tiene carcerate.

Parlo come un pazzo? E sia, ridatemi la pazzia e quei giorni, datemi un romanzo bizzarro su un uomo e sulla sua compassione per il genere umano, su quella gran persona che era Bandini, protagonista di magnifiche uscite di scena, e sulla sua compassione per tutto quanto,  per l’assurda città attorno me.                                                                                                                                                    JOHN FANTE  La grande fame


Altre che non sono adatte ai tempi. Che si mostreranno poi, quando volgeranno i venti.

Vortico,  ruoto su di un centro tenendomi in piedi attraverso il bilanciamento degli squilibri. Ma il punto è se sto scrivendo qualcosa che abbia un senso.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...