Amore all’incontrario


Un racconto collegato…  “Bislacco tempo a scatt0”

Questo è un racconto di quelli che mi diverto a impazzirci scrivendolo. Se posso dire la mia, di solito il pubblico femminile li trova piacevoli, i miei racconti. Ma non è un dato molto attendibile, saranno circa una decina d’amiche. Anche se sono (quasi)tutte quelle che lo hanno letto.

Comunque sarei curioso di sapere cosa ne pensate, come l’avete interpretato. Fin dove le mie e le vostre concezioni convergono, e dove invece si biforcano. In pratica, come rappresentereste un “nuovo” mondo?

 

Dimostro poco, poco più d’una decina d’anni. Eppure lo sto baciando.

Lui, steso nel grande letto, nel gigantesco letto. Enorme, specialmente adesso che sono nel corpo di una bambina.

Il mio cuore batte uguale, come fosse quello della donna che ero un tempo. Che fine ha fatto il mio vecchio corpo? dove si è perso? C’è stata qualcosa,

come definirla… una trasposizione, forse. Uno strano effetto di ritorsione di leggi con cui ho voluto giocare.

Lui è ancora qui, e mi ama come allora, come la antropologa che ero, che sono ancora, nell’anima.

Una simile eventualità non era calcolata, a dimostrazione che la scienza non conta.

Come dice quell’uomo? <La teoria alle stalle> …mi sembra.  

A quel tempo, il tempo (che banale ripetizione), s’era invertito. Con lo scorrere dei decenni l’effetto si era diluito fino a spegnersi. Alla fine la normalità è tornata. Ma lui, quell’uomo, rimbalza dal corpo di bimbo a quello di vecchio, e torna indietro. Di tutti, solo lui. Fu il primo a subire l’effetto di inversione temporale. È l’unico di quella generazione rimasto ancora in vita. Alcuni ipotizzano che sia divenuto immortale. Altri ci credono, e per questo lo venerano.

Ora io mi trovo in una situazione simile per contesto, ma profondamente diversa nella sostanza.

Non è una questione di tempo.

È diverso, c’è….

 

Sam mi saluta pizzicandomi un poco il sederino. I suoi occhi dorati brillano come lingotti. Quegli occhi… gli stessi che mi rapirono nella notte di luna nuova.  Nel buio scoprii quanto c’era di vero nelle leggende che attribuivano poteri alle persone dagli occhi d’oro.

Mi travolgeva, c’era dell’attrazione. Un risucchio, un vuoto che mi lasciava limpida la mente, senza barriere, senza difese.

Dovevo essere posseduta, mi ricordo solo che saltavo da un punto all’altro senza che i miei piedi si posassero su alcun appoggio visibile.

Era come un salire e scendere senza scopo, su e giù dal cielo. In un abbraccio, profondo, intimo, completo.

Venni, sì, ma era uno strano modo di provare piacere. Più simile ad un’unione.

Come posso dire? Come si può spiegare quando due si fondono? si conficcano uno dentro l’altro? C’è della magia in questo. Come se la vita si sciogliesse, mostrando un fiume spumoso contenente tutti i tempi passati.

Tempi d’altre ere, tempi che appartengono ai nostri antenati.

Vedevo strani animali rincorrerne altri coperti da gusci. Uccelli minuscoli, granchi violacei.

Tutto il mondo che c’era e c’è dietro quello di Noi, degli “esseri intelligenti”. Sogni, o forse vite  che vennero prima degli Ariun o degli Urrica, o di tutte le altre razze di bipedi superiori che attualmente popolano il nostro pianeta.

Ma la cosa più bella, lo splendore di quella notte priva di luce, era la percezione di tanti, tanti altri esseri viventi e non, che stazionavano nel cosmo.

Compresi…

 

Keri mi lecca, posticipando le mie riflessione ad altro momento. La sua linguetta mi solletica il piede destro. Le carezzo la testa.

La sua lingua posa il suo affetto alla mia attenzione, non posso, se non carezzarla un poco. Arruffargli il pelo sulla testolina, carezzarle l’addome.

Piccola Keri, l’unica che mi ha riconosciuta fin da subito. Mi si è buttata in grembo senza pensarci neppure un attimo. Senza badare al mio corpicino ridotto alla metà della donnona che ero un tempo. Donnona…in passato ero grassa e stentata nei movimenti. La mia inadeguatezza ad ogni esercizio fisico mi aveva portata a passare ore ed ore nello studio di mio padre.

Ed ora sono una gracile e snella bimbetta di dieci anni.

Travasata in questo corpo… non so, non capisco.

Eppure è semplice. È come mi ha detto quell’essere, Satana, è stata lei a darmi un’acuta spiegazione della mia condizione. Spiegandomi in dettaglio. Raccontandomi del mondo di cui va’ in cerca, dell’uomo che va cercando. Mi ha detto tutto, ma non posso accettarlo… forse un giorno.

C’è troppo grandezza nelle sue conclusioni. Non può essere possibile.

Spiegherebbe tutto, ma come dirlo agli altri? Come rendere il resto di Noi partecipi?

Ho paura. Dovrei poggiarmi sull’ignoto, su una verità che non sento mia, per potere accettare.

Una paura che ho già incontrato. Era negli occhi della gente di secoli addietro. Persone che vedevano il proprio paese invaso da un’enorme numero di immigrati.

Immigrati,  gente estranea, misteriosa per i loro diversi costumi, cibi, religioni. Uomini e donne che si sentivano attorniati dai sussurri  inerenti il loro odore. Frasi che li schernivano di nascosto senza mostrare nulla, senza scalfire l’aurea di accoglienza con la quale si mostravano i proprietari di quelle terre.

Perché questo erano i residenti dei paesi più civilizzati. Persone che si ostinavano a mostrarsi accoglienti mascherando il razzismo che scorreva loro sotto la maschera, sottotraccia nei loro cuori.

Ma anche gli emigrati avevano le loro colpe. Colpe che si rilevarono ai miei occhi. La colpa di chiudersi, di non volersi spiegare. Di aspettare che fossero gli altri a tracciare il ponte che li avrebbe congiunti. Quanto sarebbe stato difficile spiegare sin da subito il perché di quel volersi lavare poco? Di come per loro, loro provenienti da nazioni scarseggianti d’acqua, non era accettabile lo spreco di centinaia di litri al giorno.

Dunque, una mancanza di comprensione alla base di tutto. Dunque, la paura dell’ignoto, del non sapere. Del poter credere in ogni idiozia che qualche imbecille spargeva in giro.

E poi c’erano i media e gli altri mezzi di comunicazione a trincerare le razze dietro stereotipi, barricate, posizioni da difendere.

Ecco, questa è la paura che io provo. L’atavica paura del buio insita in tutti Noi. Mancanza di un appoggio fisso, di un punto di contattato reale che ci ricolleghi con la nostra realtà.

Come posso abbandonare la gravità pur avendo fluttuato nel vuoto?

È insita in me l’idea di dovere cadere, di essere soggetta ad una forza che mi lega a suolo. Senza, cosa sarei?

Se davvero tutte le leggi sono false, se sono solo un’autoimposizione dovuta alla nostra ancestrale paura del buio, del vuoto, dell’incertidumbre, cosa dovrei fare io? una famosa antropologa finita nel corpo di una bimba?

Basterà la mia inspiegabile situazione a far cedere gli argini di una scienza ormai priva di significato? Sarà sufficiente? O occorreranno secoli, come fu per Copernico, per Verne, o Galileo?

Non basta il fatto che io sono dentro un’altra me stessa, proveniente da un altro universo, per incrinare la certezza degli “esperti”?

 

La sveglia  mi desta dal dormiveglia in cui aleggiavo.

Morfeo mi ha abbandonato, ma il dubbio resto. Per adesso non importa, lascio questo pensiero nella memoria del cosmo. Lo riprenderò quando serve, a mio piacimento, così come ho imparato ad utilizzare questo enorme serbatoio di memoria. Un giacimento da cui attingere ogni forma di conoscenza.

Sempre lì, impalpabile e presente.

E io bacio il mio uomo, per la capacità che ha aperto in me. Per continuare ad amarmi nonostante non sia più neppure una donna adulta. Per accettare di essere la mia porta senza avere accesso ad entrare. Per accettare di essere un uomo e per questo non poter oltrepassare.

Bacio lui, l’uomo dagli occhi dorati, l’eretico, la chiave.

E il mio amore è grande, e l’avvolge, anche se lui non può palparlo.

Pian  piano il movimento che ho attivato si sta ampliando. Già molte donne riescono a “sentire”, toccare l’essenza dei sentimenti.

E magari,

             un giorno,

                           ci riusciranno anche gli uomini.   

 

Per i curiosoni che son giunti fino in fondo dico subito che non tutte sono idee mie. Una citazione ritengo importante sopra le altre. Neon Genesis Evangelion, un anime (cartone animato giappo), che merita di essere visto, rivisto e capito. Altro che roba da bambini!

 

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