Avete mai visto Il vangelo secondo Precario ?

È uno di quei film che mi scombussolano, mi rimuovono le interiora. Forte, duro, atroce, come i tempi che stiamo  vivendo noi giovani.

A voler essere sinceri io mi sento abbastanza pulito in questo senso. Abbastanza, non del tutto…

In fondo si deve accettare una condizione che sta tra la dipendenza da altri e la sottomissione ai concessori di lavoro. Per quanto mi riguarda, preferisco non piegarmi e credere nel mio talento, in altre possibilità.

Volendo guardare a fondo la mia vita sono un geometra che ha rinunciato, un economista pentito e un giornalista che insegue altro.

A me piace raccontare. Esprimere mie verità trasmettendole attraverso storie. La verità vera, quella basata su fatti, non la sento mia. Tant’è che le notizie, i nomi, gli eventi, non mi si piantano in testa come si addice ad un buon reporter.

Cosa credete sia il racconto che vi ho lasciato ieri notte? Utopie, sogni, visioni. Carezzare una perla magica, intrufolarsi nella fantasia.

Ci sono persone che cedono il passo, che si credono nullità. Che guardano con ammirazione gli individui procedenti  in linea retta.

Tra quelle persone ci sono io, a tempi alternati.

Ma quelle lì, i deboli, son così perché non sono disposti a lordarsi le mani.

Quel che però sarebbe bello, è mettere assieme un gruppetto di questi per vedere cosa son capaci di creare. Sono certo che i frutti sarebbero interessanti.

Ci sono mille modi di farsi vedere, ma bisogna crederci.

Bisognerebbe capirlo. Ma per farlo è necessario sapere, essere informati e non tracannare giù ogni burla sparata dal telegiornale.

 

Oggi, dopo essere uscito dal Cag sono passato per una strada. Un marciapiede ampio che molte volte avevo già calpestato. Mi è tornato in mente un episodio intercorso sempre lì.

Era notte, buio, non lo vidi attraversare defilato il marciapiedi. Colto d’improvviso mi allarmai. E il gatto balzo sulla strada mentre una macchina passava.

Mi è venuto pensato che se non fossi passato di lì, quel batuffolo di pelo non sarebbe zoppo.

Cose che capitano. Già, eppure vederlo uscire da sotto la macchina inciampando sulle sue gambe spezzate mi ha fatto pensare alla sua condizione.

È questo che han fatto i ragazzi che han creato il film. Si sono immedesimati nei disoccupati. Tanto da poter inventare una storia credibile e renderla interessante legando il tutto con l’immaginazione.

Queste son cose che coloro che sono certi di tutto non posso fare. Non si può essere capaci di una simile empatia e al contempo riuscire a sfruttare le persone.

Non si può, perché l’immedesimarsi nella parte richiede il contatto, chiede di finire dentro, passare di mezzo l’anima del personaggio che si vuole rappresentare.

E questo, un tizio  “certo”, che vive senza l’ombra del dubbio, non è in grado di farlo.

C’è una spartizione, tra chi può una cosa e chi un’altra.  

 

 

 

Questo è perché avevo un bisogno. La necessità di tirar fuori quel che il film mi aveva buttato dentro a casaccio. L’ho reimpastato, rimodellato, ed ora è qui. Un abbozzo di riflessione, il mio bisogno di dire.

Per questo, il blog.

Non è lo scopo pubblicitario il mio fine. Anche se può venir sempre buono in futuro, certo.

Ma se non volete, pensatela come credete.

 

Avete tra le mani il mio tragitto dal Cag a casa, il suo  rivoltare le parole cercando di dar loro un senso logico. È tempo mio che ho deciso di spendere così.

Mi piacciono le idee che spaziano,

           come quella di tassare il tempo di un individuo considerando questo come i suoi contributi alla società. Parifica tutti, non credete?

Certo, è follia pensare che un manager si metta ad impastare la brodaglia per il vecchietto bisognoso, ma è comunque piacevole poterci credere.

Badate però, l’idea non è mia. È stato il presidente del Centro Nuovo Modello dello Sviluppo che ha parlato durante la fiera “Eco & Equo, sobrietà e inclusione” che si è svolta ad Ancona qualche giorno fa. (uno dei pochi articoli che sono stato veramente orgoglioso di firmare)

 

Questa mia ora è vostra, ho scelto di perderla così. Mi piace, sapere che serve a qualcosa, anche se a poco.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...