D’improvviso cade. È come un niente. È bello se lo si riesce a considerare. Ma la realtà è che è il vuoto. Non trasuda, non passa attraverso, e non suscita.

Oggi è così, sarà stata la sparatoria di prima.

È quando le voci scorrono in sottofondo, dietro, non sono incluse nella tua visuale.

Avevo pensato di buttar giù un pezzo su il Gaetano che è passato all’interno di Report. Con il suo Spendi e spandi effendi ad appoggiare le tesi dei quei bravi giornalisti che ci mostrano quanto sono furbi i furbi e quanto sono fessi gli ignoranti.

Avevo pensato poi di citare Elianto, Terra, Spiriti e La Compagnia dei Celestini. Proporvi di leggerli per ascoltare una nuova interpretazione, per mostrarvi come si può prendere e inserire in culo un romanzo alla gentaglia che a monopolizzato l’Italia. E non pensate che parli di uno, sono molti.

Ma le speranze per un futuro meno tetro le lascio ad altri, a qualcuno che verrà domani, anche fossi io.

Son spiacente di annunciare che oggi il mondo non mi tocca. Le urla di ragazzine tettute che infangano l’intelligenza di cervelloni. Le miserie che strisciano di soppiatto sul suolo africano. Le controverse  e sgangherate risposte di certi politici destronzi o mancini. Parlare di Prodi o di “Mussolardi”. Di sangue e guerra. O di champagne e minigonne.

E l’elenco potrebbe anche essere lungo. Potrebbe essere non finito, sterminato come le praterie del continente sporco di polvere e oro. Silenzioso come i torturati in Cina.  Soffice come il sorriso delle caste farmaceutiche che inviano farmaci testandoli su pelli negre. E amorevole come la cura che ha il mercato per garantire la perfetta efficienza.

Ma oggi non ho voglia di cinismi, né di fantasie auree. Oggi c’è la Nera Signora o soccorrermi, soffocandomi con il suo velo. Senza tristezza, senza rimpianto, senza allegria. Semplicemente, senza.

Oggi, in data odierna, a tale ora, io ho smesso e sono uscito. Non c’è lacrima che possa toccarmi. Non sono forte. Appartengo a Lei e mi lascio accudire. La sfioro.

Amoralità, uscire da ogni concetto. Nulla che ti tocchi.

Non credo sia bello. Non credo.

Oggi, qualunque credenza è appesa fuori a subire un sole intensamente bruciante.

Neppure astio. Non mi interessa.

E dovrei proprio capire perché scrivo. Probabilmente è solo che da questo ho iniziato e a questo ritorno.

Quindi silenzio, attorno. Il ronzio del personal-pattume. Il ticchettare del cursore sulle pupille, fino a rintoccare in testa. Ipnosi. Vuoto.

Capite cosa intendo? Lo stesso perché, spingeva il buon vecchio Charlie a passare le ore al bancone.

Vuoto.

È più di, un in culo a mondo. Più di, si fotta il resto del pianeta.

È che semplicemente voi e i miei e la gente fuori, non esistete. Non siete, non avete importanza.

Arrivati ad un simile punto credo ci siano solo due scelte possibili. Caricare un fucile a pompa e chiudere con un grosso botto la propria vita come in quel di Columbine. Oppure andarsene a dormire e lasciare che passi.

Per ora ho sempre scelto questa seconda strada.

 

Non è coretto scrivere questo.

Né per me, perché i vostri commenti saranno aspri. Né per me, perché vi mostro una parte che non vedo perché dovrei. Né per gli innocenti che ho citato. Né per voi che ne siete rimasti colpiti.

Non è corretto. Ma il blog è il mio quaderno, ormai. L’unica differenza è che non è segreto. Lo leggeranno tutti immergendosi in quel che sono diventato.

Ma questo è il prezzo, anche se il ricavo non sta scritto, non vi leggo nessun codice a barre. E la cassa segna solo un meno che lampeggia sul display.

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