C.B.V.Sg.&cc.


«Ragazzi, così non va! Dobbiamo dargli contro con ogni mezzo.»

«Ma se non abbiamo neanche i soldi per le pistole! Ce le hanno confiscate i caramba l’altro giorno, te ne sei dimenticato?» Obietta quello alto, stracciato, con un occhio roteante e l’altro semichiuso, alla destra del primo.

«Quante volte ve lo devo dire?» fa un terzo stracciato dal volto torvo. «Niente violenza. È una questione di principio. E poi son capaci di chiedere l’intervento di quel pazzo degli “Steitz”!! E poi la vediamo come finisce… No. Niente armi.

Faremo sciopero.»

Gli altri lo guardano incuriositi.

«Sciopero?»

«Perché no?! Sciopero ad oltranza, gli spezziamo il mercato alle ginocchia, a quei bastardi! Hai visto quanti siamo?

E vedrai come si accorgono che ci siamo anche noi!! Xxxxx!»

Di fuori la gente aspetta, si riunisce sempre più folla. È un delirio. L’idea piace.

La gente è scura, abbronzata dal sole che ha preso. Niente lampade o oli, o lozioni che garantiscono una leggera abbronzatura.

Lì, nella Ciudad de Dios, tutti son così, o quasi. Ci sono anche dei bianchi, ma son pochi. Sfigati sottratti al loro destino di agi a causa di un inconveniente, di un errore commesso dal reparto organizzativo dei cieli.

A volte capita, anche se ci vuol davvero una gran sfiga. A volte succede, uno su diecimila finisce così. Ma in una città che conta milioni di persone le sfighe non sono mai abbastanza.

Gli occhietti della folla  sono tutti per loro. Il C.B.V.Sg.&cc.

La riunione dura poco, giusto il tempo di far votare le persone per alzata di mano. Sono quindi sufficienti i due giorni previsti di norma.

Qualcuno ci prova a protestare alzando la mano, ma viene silenziato con uno sberla. (i riuniti non ritengono necessario rivotare ogni volta, come previsto dalla Legge non Detta.) La cosa va fatta, e subito. Per cui, niente lamentale. Per una volta si baipassa la democrazia.

«Allora ok, il Comitato ha deciso. Questa volta nessuna tregua, si fa ad oltranza.

E che Aliman ce la mandi buona!»

I fischi giungono prima dal lato destro della folla, poi dal dietro, infine dal curvone di nord-est. La gente reclama che sia ringraziata ognuna delle 3456 divinità della baraccopoli, compreso il topo Sancho che si racconta abbia aggredito a dentate le sbarre delle celle di migliaia di prigioni, la lince Ariel che nessuno sa cosa abbia fatto per meritare il Panteon delle divinità. O la minuscola tarantola Josém che protegge i fuggitivi concedendo divini morsi non letali, ma alquanto dolorosi, ai pulaziotti inseguitori.

Data l’impellenza dell’iniziativa, alla fine si decide per una invocazione, forfetaria e riassuntiva, delle divinità. «Che ognuno decida a che divinità raccomandarsi!

La seduta, (si fa per dire, visto che gli unici seduti dono quelli del C.B.V.Sg.&cc.),  è tolta.»

La folla si dilegua per fare scorta di cibo prima dell’assalto.

Il giorno dopo, all’ora stabilita, più o meno (salvo ritardi e anticipi dovuti all’errata sincronizzazione degli orologi), i poveracci scendono in piazza.

Inamovibili, si fanno gonfiare di botte. Le strade restano ferme, le metrò bloccate, gli aerei non decollano e le autorità preposte all’ordine pubblico imprecano in attesa di una agognata liberatoria di sterminio totale proveniente dall’alto.

Ma l’ordine non arriva. I pulotti e i soldati guardano sfilare la manifestazioni. Chi con occhio benevolo, chi un po’ meno.

Poi i soldati si scassano di star fermi come imbecilli e cominciano a darci giù di randello, mazza e anche clava.

Ma gli insorti non rispondono, prendono le botte e tacciono.

Intanto la notizia, come è logico che sia, trapela nel mondo. Nel Kanto, sotto la muraglia, sotto la sfinge (i vagabondi son più furbi degli scienziati e han da tempo trovato la famosa cavità sotto il suddetto  monumento, facendosi beffa di radar e altri strumenti altamente avanzati che non han rilevato un matematico tubo.), tra le fogne di Londra, nelle palazzine abbandonate e farcite di tritolo della bella mela. In ogni dove, in ogni posto, un gran massa di persone osserva, incuriosita da quel trambusto. Solleticata dall’idea si radunano i vari Comitato Barboni,Vagabondi, Sfigati in genere & ecc. delle città.

L’Epilogo è semplice. Poveracci, barboni, ex-detenuti ingiustamente, ex-ricconi finiti sul lastrico, bambini orfani da generazioni, persone a cui gli ha detto male un giorno al casinò, musicanti di strada e donnine imbottite di tette. Tutti a mostrarsi al pubblico. Improvvisamente, le metropoli si vedono invadere da una folla di gente che aveva sempre decorato le strade in cerca di elemosina. Tutti si guardano trasmessi con altre facce in altre città del mondo. Vengono allestiti dei megaschermi e telecamere per osservare le conseguenze di quell’atto. Le strade si riempiono di persone imbecilli che salutano. Le strade son libere dai mezzi che ora giacciono immobili per le più importanti arterie delle metropoli.

La gente, quella di basso e medio ceto, guarda quell’inondazione umana  scombussolata e soddisfatta. In particolare i vecchi sessantottini sentono un moto, come un impeto di tornare ai fiori e riprendere quella rivoluzione che sanno di aver perso.

I ricconi, quelli per capirsi al di sopra dei 75.000 euro l’anno di reddito (circa l’1,60% della popolazione), si vedono costretti a rotazioni sferiche che superano qualsiasi legge gravitazionale (a dimostrazione che la scienza non può spiegare tutto). Nelle villette multi accessoriate donne con in faccia due fette di provolone (dicono faccia bene per le borse), non vedono un tubo. Sentono solo schiamazzi e pensano che sia la televisione troppo alta. I bambini si divertono a sparare dalle finestre con finti mitra assecondando il parere dei padri che li han sempre ammoniti di spezzare in due il nemico (senza stabilire con chiarezza chi sia il nemico). Gli uomini, come abbiamo già detto, sono oggetto di un particolare effetto rotatorio simile a quello derivante da ingorghi stradali ai  semafori e umani agli sportelli.

Gli extra-lusso. Quelli che osservano il fenomeno dagli yacht, dai jet o dai dirigibili (vecchi nostalgici o appassionati pazzoidi dei Led Zeppelin), guardano con una certa ansia le immagini riflesse dal satellite mentre le hostess gli massaggiano i piedi nelle vasche. La situazione è complessa, pensano, bisogna istituire una congregazione del consiglio per stabilire il da farsi.

Tutti si telefonano contemporaneamente. Il satellite, rottosi di girare attorno a quei palloni gonfiati, sputa dalla cornetta decine, centinaia di conversazione simultanee.

Del tipo: «Signor Presidente…… Vorrei due pizze con melanzane e acciughe, mi raccomando le acciughe; fresche!…… Presidente?…… Qui Mr President, desidera?…… Ma sto parlando con l’ufficio della presidenza?…… Ah, ah, molto simpatico, vuole che le inforni due vaffanculo caldi caldi?…… E vorrei anche due lattine di Birra Baffeti…… Ma-che-ca-z-z-o succede?…… Signor Badilli, sono il Presidente, mi dica pure…… Ah, finalmente!…… No, la Finemente ancora non è disponibile, mi dispiace…… ¿Usted es el ministro de la guerra?…… Consigliere, la prego di confermare l’ordine. Il consiglio ha deliberato per una guerra contro i rivoltosi?…… ¡No lo intiendo! que pasa? Joder! (la J di joder si legge come uno scaracchio, immaginate di caricare un sputo e aggiungete di seguito “der”, avrete una pronuncia da perfetto castigliano)……

No, per carità. Quale guerra! Cancelli l’ordine altrimenti i media ci scannano…… Ma se i media son tutti nostri?!…… No, non tutti, purtroppo! Adesso c’è la telecinco occupata, la chiamano Barbun Network…… La Birbona è finita…… Ma qui stanno  succedendo cose indicibili!!!!!  Marisa, guarda quel bambino che sta passando proprio sotto casa mia. Non è una amore? Quasi quasi scendo e lo adotto. Sai, io e Mario lo vorremmo tanto, ma lui, bè, lo sai, no? È impotente!…… E i fiori come li vuole signora?…… Due bom-bom, ti dico! Con su due capezzoli da favola!!….. Mario? Mario! Ma cosa stai dicendo!….. Ma sì, vedrai che adesso facciamo un raid e finisce tutto, non ti preoccupare. Bombardamento a tappeto per le strade (tanto ci son rimasti solo loro). E poi ricostruiamo tutto. Non ti preoccupare che all’appalto con l’ANANAS ci penso io…… Allora!?! Come li vuole i fiori signora? Le vanno ben due mazzi di orchidee per gli sposi?……

E la vuole tipo scandinavo o caraibica?…… Ma cosa dice? Non è il momento di pensare alle stagiste direttore!!…… Mario, quando torni a casa poi facciamo i conti!!….. Allora, questa bambola come la vuole? Le facciamo anche su misura, sa?…… Ma, io, non saprei…… Dunque? le vanno bene le orchidee?…… E quel tonto di mio marito che mi credere frigida…… Presidente? cazzo!!!….. I maschi non capiscono proprio, gli basta due moine e si arrapano come gorilla in calore…… Ma cosa sta dicendo! Lei è pazzo!! Qui è la pasticceria Donatilla e non serviamo AGK 34 modello Sarnof, deve aver sbagliato numero!…… Mendoza, pronto, Mendoza. Devono esserci interferenze sulle comunicazioni…… ¡Ahora la siento bien! Dime, que màs quieres, para ahora estamos a dociento tanks, diezmil fucili….. Ehi, le mie line sono intasate…… Qui operatore 136, mi dica……. E qual è l’orario di apertura?…… Il servizio è attivo ventiquattrore su ventiquattro…… Vorreste dirmi che siete aperti anche la sera? Però, non me lo aspettavo da un negozietto come il vostro…… Qualcuno ha sentito la voce della mia ragazza? Sapete dirmi dove posso rintracciarla? Lei e quella bovina della sua amica! Dannata troia, sette anni di corna!!…… Modello troia? Con abito di pelle e stivali tacchi a spillo? Desidera anche manette, frusta, o altro nella sua bambola?…… Sì, grazie. Vorrei quel manganello, grazie… Sì, quello che appare sullo schermo, è elettrico vero? Brutto porco!!… No, non dicevo a lei… Certo, certo, è solo difesa personale. Lo potrei avere entro oggi? diciamo prima delle sei? Sa a quell’ora il mio ex-marito esce di lavoro… No, cosa ha capito, sono vedova… Senta, non rompa, e mi spedisca quel coso… Sì, va bene, accetto il coprirete in regalo e il microonde… Vada anche per la tariffa extralusso “praticamente sotto casa”, ma si sbrighi!!»

Poi il satellite implose, forse per sovraccarico, forse schiantandosi su di un corpuscolo celeste, in cerca di una è propria pace interiore.

Le comunicazioni si interruppero.

«Dannato sistema computerizzato di smistamento del traffico! <Permetterà di intercettare più facilmente le conversazioni scomode e garantirà un gran numero di linee criptate a basso costo. E questo senza spendere i soldi per un nuovo satellite> diceva!

Se lo becco quel cretino.» Borbottò l’extra-ricco dal suo jet di lusso.

«Signore, guardi lo schermo! L’esimo prof. Telopanti è stato beccato da una scheggia proveniente dallo spazio. Probabilmente un pezzo del satellite esploso, ma c’è chi dice che è un segno degli extraterrestri pronti ad invaderci.»

«Allora la giustizia esiste. Bene!!! Questo dev’essere un segno, adesso gli sfondiamo il culo a quei maledetti straccioni irrequieti!» Si rincuorò il mega-direttore, vicepresidente, soprasegretario e deputato onorifico.

«E adesso pensiamo al da farsi» concluse magistralmente.

 

 

 

Alla prossima punta… forse.

Mi piacerebbe dire che il testo di cui sopra rasenta in qualche modo tangenzialmente demente lo stile del buon Benni.

Ma la mia illuminata modestia non me lo consente. 

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