Oggi, giornata da Risiko.

Ero lì che tiravo il dado, uno dietro l’altro… Sarà perché perdevo, sarà la telefonata con Chiaretta. Simile alla conversazione avuta tra i monti con la mia sorellona Laura.

   Spezzatto del dialogo con Laura

Mi sforzai di evitare di trasformare la conversazione in una seduta da psicologia.

       In fondo è scorsa bene la giornata su monte di S.S. Quella passeggiata tra le foglie decadute, quei passi sospesi al limite di un precipizio. Gli alberi in attesa di liberarsi delle carcasse giallastre che li coprivano. E le foglie indecise tra il resistere e o il lasciarsi morire. Titubanti come Samael. Che continua a mordersi la coda di un destino che resta lo stesso.

 

[ Per chi non lo sapesse Samael è il serpente del destino secondo una qualche religione (forse ebraica). Lo stesso che secondo altre versioni concesse il dono della curiosità ad Eva  porgendole il frutto proibito. E il quale,  assieme al Frutto dell’Albero della Vita conferirebbe la possibilità alla Donna di ascendere alla divinità ]

(qui si frammischiano credenze popolari alla mia ribelle immaginazione)

       Queste, in sintesi, le blasfemie che scorrono sottopelle conferendo il titolo al blog che state leggendo.

Ci vorebbe un’altra manciata di centinaia di pagine per spiegare a fondo il discorso, ma credo che almeno con questo vi abbia confuso quel minimo che serve a rendervi partecipi dell’incomprensibilità altrui (e cosmica, se proprio vogliamo abbondare)

 

Bando alle vecchie storielle. Questo è un discorso serioso. Che parte più o meno da qualche giorno fa, e che si ripresenta oggi.

Oggi, mentre due miei amici si strafogavano (termine dialettale in uso  nella mia città per dire che godevano nell’ingozzarsi) a merenda, siamo rimasti soli, io e Alessia, a proseguire il gioco.

Io guardavo le armate, lei mi faceva domande. Domande che (come è diventata mia abitudine) si chiusero velocemente. Avevo quasi voglia di spiegarle il perché di quel mio sguardo perplesso vagante tra Europa e Oceania e America. Ma poi feci finta di niente e passammo i successivi minuti (non so dire quanti) in silenzio.

 

Il punto è che ci sono io, e poi ci siete voi.

Che il mondo non mi gira sull’asse inclinato di tot gradi come capita a voi. E che il motivo per cui ancora scrivo in questo blog è il sentirmi a contatto con qualcosa. Sensazione che non provo più circondato dalle persone.

E la virtualità del mondo ragnateloide della rete non c’entra nulla.

La mia realtà non si riflette sui pixel di uno schermo.

Scrivo in quanto vivo nel mondo che ho creato.

A mio avviso, ogni persona si muove secondo un suo mondo, tutti diversi. Ma questo l’ha spiegato più che bene Pirandello. Solo che lui non c’aveva aggiunto quel pizzico di scienza immaginifica.

Non che voglia paragonarmi a lui.

Né a nessuno.

Il punto è qui, sapete? Io non posso più confrontarmi con altri, la mia verità è lontana da quella che mi circonda. Come una proiezione che cospargo su ogni oggetto, avvenimento o essere animato. Che sia la caduta di due torrioni posti a difesa della finanza inglobalizzante, o di allusione a politicanti corrotti.

Mi dirigo in altra direzione.

Forse ha ragione la mia amica, non dovrei più vincolarmi. Semplicemente accettare quel che sono e fregarmene dei voi che mi aleggiate attorno. Vivere sotto una cappa, insomma.

Ma questo significherebbe non dare più senso al contatto. E quindi verrebbe a decadere anche questo blog. E col tempo la scrittura stessa. Risiedendo in un mondo a parte, senza parole, senza libri, solo immagini e fantasia.

È questo che mi consigli Chiaretta?

 

Non c’è più rabbia, né tristezza (o depressione, come alcuni si ostinano ancora a chiamarla in mia presenza) ma solo volere arrivare fondo ad un percorso che mi si è attorcigliato addosso.

 

 

Non so. L’unica cosa che posso dire, è che vorrei incontrare altri come me, e capire se ci si può realmente vivere così.

Continuando ad ascoltare solo metà delle conversazioni, vagando coi pensieri ad altro. E dovendo poi, ogni volta, riallacciare il dialogo solo con brandelli di frasi. Portando a termine la conversazione senza che l’altro capisca che io non ascoltavo.

Inccazzarsi per non essere riuscito a prestare attenzione concludendo che tanto nopn potevi farci niente.

Non è facile, sapete? Ma ci sono abituato, mi capatina ogni volta, la mi disattenzione ultimamente sta raggiungendo livelli inimmaginabili…

 

Be’, questo è quanto.

La cronaca di una giornata qualunque di una persona un tantinin fuori dalla norma.

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4 pensieri su “

  1. Fa piacere che leggi i miei post, Chiaretta.
    Ma perchè non condividere queste parole con altri? con i visitatori del golb?
    Comunque hai ragione, è solo che mi trovo a galleggiare in un periodo sfasato. Mi trovo dentro una sommatoria della mi vita passata, un specie di risultato parziale dei miei 25 anni.

    Quanto alle possibilità che mi i aprono (quel che io posso fare, come l’hai definito tu), hai ragione, però è un gran guaio non avere un’ancora con cui ricollegarmi a terra di tanto in tanto.
    Devo dire che mi ci sto abituando, però. In fondo non è così male scoprire un nuovo specchio con cui riflettersi e confrontarsi.
    E tirare fuori certe cose con amiche fa piacere. Mi sto scoprendo più loquace di quel che pensavo.

    Ciao ciao Chiaretta.

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  2. forse il tuo problema è che ti senti un pò troppo speciale:mi sono scoperta miriadi di volte ad ascoltare le conversazioni a metà ed è la cosa che più mi infastidisce di me perchè è indice di scarsa considerazione verso gli altri e di eccessiva considerazione verso me stessa! jes

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  3. forse, o forse è che si presta tanta attenzione su quel che dicono gli altri da doverla poi lasciare la mente libera per un poco.
    Comunque un certo accentramento sulla mia persona c’è, è il mio orgoglio, l’orgoglio dei Rampini. Siamo così in famiglia, poco da fare.
    M’ha fatto piacere sentirti qui jes, ciao.

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  4. il fatto è che forse tu presti poca attenzione a quello che dicono gli altri…non si cresce se ci si confronta solo con se stessi…e se si vedono le cose solo da una prospettiva…anche io sono orgogliosa…ma sto cercando di imparare a chiedere scusa e ad ammettere ogni tanto di avere torto e guarda che non ci si sente poi male dopo anzi ci si sente meglio..migliori….bisogna cercare sempre di superare i propri limiti e questo si può fare solo mettendosi in gioco….
    ciao ciao -ALESSIA-

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