In un posto, tanto tanto tempo dopo -brotrees(1)-


    Son qui che guardo la primavera spuntare dai campi. In lontananza sento lo strombazzare delle auto, un corteo di ferrivecchi che alcuni antiquari incollati alle tradizioni vogliono rendere profittevoli.

Più vicino, ad una ventina di piedi da me, sotto la torretta, tra gli alberi, invischiati in un cespuglio, due giovinetti trombano di gusto. Il frastuono delle carcasse che costeggiano la vecchia strada del monte è irritante. Così come fastidioso è anche il pensiero che gli ci vorranno almeno un paio d’ore a quei sarcofagi per trascinarsi su e scapicollarsi giù lungo i tornati.

               Scongiuro Brotre ‘ntonio di rattoppare il problema, magari, che so’, con una piccola valanga improvvisa…

    Attendo un piccolo segnale, un rombo inatteso, un crollo immotivato, ma niente.

        Nel frattempo i cinguettii della ragazza si vanno facendo più gravi. Il respiro sobbalza, un grido stridulo ed ecco che l’accoppiamento giunge al suo termine. Sorrido guardando in basso, ripenso a quando giravo senza meta in cerca di un posto nel mondo e di una bandiera da innalzare come segno di nuova conquista.

      Ma quel borbottare rauco delle auto mi riporta di nuovo al reale. Alla mia scelta di prendermi un periodo di pausa.

Tanto più che irrompe brotre Olquace con il suo sconquasso di libri incartapecoriti. 

                «Brotre Flalico, guarda qui! Ho trovato un altro personaggio assurdo dei tempi della crescita. Non ci crederai…

            Va detto che brotre Olquace era alquanto impressionabile e di facile esaltazione.

            ….questo è veramente fuori da ogni logica. Ti ricordi che ti avevo parlato di Mandela, Gandhi, Einstein, Machiavelli, Burlascotti… Ma vedi, mi era sfuggito un tizio strano. Pensa un po’, ‘sto qua era immune ad ogni legge. Parlava, parlava, e tutte le televisioni eran li che sbavavano. Neanche fosse Fiorino! In una serata faceva milioni di spettatori, dal vivo. Roba da non credere, e non lo ascoltavano solo gli abitanti della sua nazione. No!  Aveva un’audience da far paura! Riusciva a tenere milioni di persone ferme sotto la pioggia.»

            «Brotre Olquace, ma perché devi sempre strapazzare… la mia serenità? Non puoi, per una volta, cospargere la tua saggezza anche su altri brotrees?»

            «Suvvia, brotre Flalico, lo sai che sei il mo allievo prediscelto. A chi altri credi interessi le storie delle epoche atipiche?»

            «Brotre Olquace, fanculo al mondo antico.»

            «Hai ragione, ragazzo. Siamo rimasti in pochi.» Mi dice con l’aria di chi è rassegnato ad un triste declino.

            E qui mi vedo costretto ad aggiungere un piccolo dettaglio. No, il vecchio non è sordo. Sarebbe troppo semplice se bastasse usare un megafono… No, il vecchio Olquace soffre di una strana sindrome chiamata con uno di quei nomi impronunciabili latineggianti e un poco astrusi.

Difatti, lui è l’unico esemplare di una malattia entrata nella leggenda ai tempi in cui l’Astruso era la lingua dominante.

                       La storia è questa. C’era un tizio che veniva considerato da alcuni pazzo e da altri più semplicemente cocciuto. Poi, come nelle leggende spesso accade, arriva uno straniero che ribattezza l’anziano come affetto da una rarissima sindrome impronunciabile se non mediante studi approfonditi di Astruso. Il viandante sentenzia quindi che il malato è persegue solo un sua logica cancellando nel profondo del suo inconscio ogni argomento che affossi tale linea inarrestabile di pensiero. Così che la sua logica è un po’ come un toro imbufalito, praticamente inarrestabile, ma certo feconda di seri problema d’identità (ma di questo ne parleremo un’altra volta).

    Quando poi lo stranierò se ne andò, il dibattito sul vecchio riprese nuovamente. Unico punto in cui si trovarono d’accordo per incontestabile decisione presa all’unanimità presso il baretto di Giannino (nome rimasto alle cronache), era che il viandante fosse “completamente fuori di zucca” (altro atto rimasto alle cronache).

            Ma qui stiamo deviando dal discorso.

Dopo alcuni anni, però, il viandante venne insignito del premio Model, cosa che rendeva ogni sua parola verità colata. E così la sindrome che qui alla Rocca noi chiamiamo viraaprora data la sua incontestabile incapacità di deviare direzione, fu accettata dalla scienza, seppure molti studiosi di soppiatto continuano a definirla una limpida dimostrazione di megalomania nonché pressacculaggine.

            Chiaramente, mentre io penso, lui parla, parla. Riesco appena a sentire «e aveva anche una ciotola in testa…» che viene in mio soccorso brotre Nunizo che me lo leva di torno.

            Ora… Ora direi che è ora del mio pisolo pomeridiano. Una così alta concentrazione di Olquace (oggi è già la terza volta che mi stressa con la storia di questo tale vestito di bianco immacolato), necessità una salubre dormita stile orso in letargo.

 

 

 

  Vecchie dicerie e nuovi sbocchi gutturali nell’indesiderato seguito di questo assurdo ritorcersi di bivaccate. Dove si scoprira il senso dei titolo affissi ai nostri aureolizzati protagonisti(forse)

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2 pensieri su “In un posto, tanto tanto tempo dopo -brotrees(1)-

  1. è il rinculo di Benni che persite, anche CBVGS è un racconto stile umorristico sorto dopo aver letto "Spiriti", credo.A volte Benni storisce con le sue sparate pseudolotiche ad ad potenziale stronzico.

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