Inconsistenze [n°07] – brano tratto da “reflex” – illustrazione Stefano Ramadoro


Mal di testa e nevralgia, sintomi di un post-sbornia.

            Non c’è male, davvero non vedo nulla di male nell’annegare il mio sangue nell’alcol.

Oggi, tu mi hai dato una spinta. Mi stai reggendo solo col tuo pensiero fermo nella mia mente.

                        È per questo che non vale la pena buttare le carte, esce sempre una donna quando meno te lo aspetti.

                                   È così, e merita di essere descritto questo momento.

            La testa bussa, la testa duole, continua a sbattere sulle persiane, fuori tuona.

Sta così, sta in questo l’arte dello scrivere? l’aspergere parole come odori di suoni teneri in frasi rimate?

            Dimmi chi sei e ti dirò cosa porto. Dove il mio regno è sorto in riva ad un fiume bislacco, curioso e storto.

A volte sembro finto, un alone assente a cui manca un lenzuolo bianco.

            A volte credo di non essere io a decadere, di essere il solo a reggere, a sopportare il vero.

            E sono stupido, e ne sono pienamente cosciente, abiti bagnati, abiti logorati.

A volte mi sento sporco ed ho bisogno di una mano come alveo che mi lasci sonnecchiare rammendando il mio lenzuolo spaccato, leso nel petto. Una ferita che traino assieme alle altre che dimentico, lacero, riapro, genero.

            Io sono questo, un baraccone al completo con dentro lanciatori di lettere, ballerine in rime strozzate, mangiatori di malinconie e domatori di asprezze. Le attrazioni, i balocchi, sono sciocchi giochi ritorti.

Di tanto in tanto ne esce un qualcosa che valga la pena leggere.

            Mi sto facendo bravo, sto crescendo poggiandomi ad un schermo luminoso e pulsanti sulla tastiera.

            S’impara, ci si prova, si ritenta, ci si prova ancora. E la fatica non pesa, le lettere scorrono rapide oramai, mi accompagnano nel viaggio. Nel mondo che fugge da qui per traghettarmi verso Ben, Alsun, Alessio, Giulia, Federica, Lectra, Samael… personaggi non miei, che appartengono a tutti coloro che ne investigheranno le vicende. Attori che si mostreranno diversi ad ogni donna, ad ogni uomo, persone che danno speranza ad un planetoide un po’ meno grigio. Gente che tinge con la sua pelle il mondo divenendo puntini colorati agitati dalle passioni. Le belle dame, i miti sogni, speranze trattenute fin quando il destino non le strappa dirimendo i fili.

            Litigate, sorrisi, pianti, abbracci, indifferenze, nei dialoghi di pagine mute. Storie di vita non vera raccontata secondo un percorso nascosto, sorretto da una logica, da una constatazione su cui poggio.

            E così.

            Cosa sarai tu nella mia vita? Forse il volto che attendo, forse una parentesi nel mezzo di un tragitto acciottolato. Ed io, disteso, attendo, muovendo di tanto in tanto qualche passo contro o verso un sentiero. Agitandomi nella brama di potere ascoltare e riferire. Nel bisogno assolutistico di creare un mio che sia parte di altri.

            Racconto vicende, rivisito storielle in cerca, sempre alla ricerca. Ed il tempo sembra sia giunto anche se è solo un presentimento. Sembro pronto per passare ad altro sgusciando da una condizione d’instabilità che è stata concime di questo mio respirare a parole.

            Adesso capisco e so che è solo un altro passo, un’orma che si mostra a me enorme come quella di un gigante ma che presto assumerà la sua vera consistenza, l’impronta di una formica.

            Ma sto divagando, mi sto nuovamente perdendo in astrazioni che poco interessano il lettore, che sfociano in un’arte fine a se stessa, vuota, spenta.

            Mentre la mia fiaccola ora è accesa, più tardi riprenderò a narrare di Samael e del suo irragionevole mondo. Un mondo in cui l’umanità dovrebbero inchinarsi alla propria parte più forte, quella che poggia sulle debolezze. Così come mi appaiono le donne.

            Stento ancora con lo stomaco attorcigliato in un sussulto, di nuovo ho bevuto, di nuovo l’ho fatto per te. Comunque vada ne sarà valsa la pena.

            Ti saluto rossa, semplice creatura dalla chioma carota.

Oggi ho piantato, domani si vedrà se questo seme mi concederà la soddisfazione di vederlo sbocciare.                                                             

 by Stefano Ramadoro

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...