Occchi al Sole – tit. org. “Perdersi nel Sole” [n°02] – illustrazione Stefano Ramadoro


autore: Stefano Ramadoro

Da bambino guardavo il Sole. Fiammeggiava nei miei occhi stupiti. Oggi non posso uscire senza proteggermi dai suoi raggi lesivi, è divenuto parte degli ostacoli.

Guardavo il Sole come tutti i bambini, indifferente ai divieti, non provavo piacere nel proibito, lo contemplavo solo per vedere un’immensa luce infuocata galleggiare in cielo; estraneo ai rischi. Lo cercavo durante i lunghi viaggi senza spiegarmi come poteva sapere sempre dov’ero e illuminarmi costantemente la strada. Eppure l’accettavo. Quando si è piccoli si accetta qualunque eccezione con entusiasmo e meraviglia. 

Il Sole stava sempre in cielo e cadeva solo quando doveva cambiarsi di posto con la luna.  Una palla fiammeggiante lontana da ogni comprensione e inconciliabile con le infantili leggi fisiche di cui ero a conoscenza. 

C’erano anche le stelle e la luna a restare alte in cielo, ma da piccoli non si pensa al contorno, si focalizza un punto e lo si osserva. Ci si comporta come se si stesse facendo qualcosa di vitale importanza. I termini di paragone sono scarsi e bilanciamo tutto confrontandolo rispetto ai nostri amici. Una piacevole semplificazione, privilegio della fanciullezza.

In quel minuscolo mondo non c’é spazio per i ricordi, non vi sono rimpianti. L’errore è un concetto assente, non comporta nulla, oltre qualche rimprovero e sculacciata. I grandi dirigono il timone mentre si viene trasportati dalla corrente.

Così io guardavo il Sole, senza malizia né rassegnazione. 

Aspettavo la risposta continuando a cercarlo nel cielo; e c’era. C’era sempre.

I miei genitori continuavano a ripetermi di non puntare gli occhi al Sole e crescendo il divieto divenne il motivo stesso della mia ricerca. Il gusto del proibito superava la spensierata curiosità infantile.

Scrutavo di nascosto il cielo in camera mia, lontano da coloro che mi imponevano di evitarlo.

Avevo perso il piacere e il senso per cui continuavo a guardare quella stella. Sapevo che  era come le altre brillanti nella notte. Non meritava più un proprio nome, era qualcosa di uguale. Una massa di gas incandescenti, un insieme di elementi coinvolti in un processo chimico di azione-reazione. Avrebbe avuto un termine, un momento ultimo di collasso. Sarebbe morto e con esso anche il concetto d’infinito si spegneva. Come potevo crederlo se anche la scienza diceva che il sole avrebbe smesso di brillare?

Era la verità, ma non quella cercata negli attimi passati ad osservare quella luce tondeggiare in cielo. Quando sentivo un battito nel cuore e un’eufonia nella testa sprigionava una musica senza suono. Quando passavo ore parlando al Sole, coinvolto in un dialogo senza parole.  

Perdevano di senso gli anni luce di distanza, era una presenza inanimata in ascolto.

Era lì, come nient’altro lo è mai stato più.

Una presenza, a volte mi vien voglia di guardarlo ancora  ma so che mi causerebbe dei danni.

Non è più la stessa cosa, non lo sarebbe, poiché i miei occhi sono cambiati. E quell’armonia è stata repressa dallo spirito del tempo. Dallo scorrere nel tempo.

Dalla velocità, dalle giornate troppo poche e troppo corte. Una corsa in cui non c’è possibilità di fermarsi per guardare il sole con calma, poiché quella calma necessiterebbe ore di freno quando un tempo mi bastava un attimo.

Anche allora i sentimenti erano un tumulto. Navigavo tra storie di velieri scomparsi e principesse da salvare. Preferivo giocare a qualcosa di mio e non basarmi su storie similmente uguali.

     Mi resi conto di essere nato con un dono condiviso tra i miei coetanei e che la vita dovrebbe essere vista senza traguardi impossibili. Dialogare con il Sole, nell’assoluto silenzio, era solo un modo per trovare un compagno sempre presente e estraniarmi da quella realtà che andava perdendo il suo splendore.

Un bambino ha bisogno di sostegno per divenire, e un uomo è come un bambino.

       Ogni cosa può tramutarsi importante se ci si crede. I bambini hanno questa Fede in ogni appoggio trovato lungo la strada. Quando affonda il porto si fanno adolescenti.

                         Fino a che un uomo vorrà cambiare il mondo per sentirsi grande compiendo un atto memorabile, l’enormità dell’impresa chiuderà ogni spiraglio al sogno. Restringerà gli spazi, costringendolo a boccheggiare per respirare, con il rimorso di non essere stato capace di realizzare.

Ma se si cercherà di creare un piccolo nido, se le cose grandi diverranno piccole; ognuno ricreerà intorno a sé la felicità. Conforto per se stesso spiovente sugli altri.

                         Un bambino che guarda il Sole sta solo cercando un appoggio stabile per riuscire a far vibrare quel che porta dentro nel cuore delle altre persone.

Non  le si può comprendere certe cose, magari puoi capirle, giungere ad un ragionamento logico, ma solo l’esperienza trascina le persone laddove non c’è più bisogno di cercarle. Dove sono chiare, dove ogni bambino parte e l’uomo sospira a tornare.

            Cerchiamo le stesse cose, tutti, solo in modi differenti e da punti di partenza distanti.

Per alcuni è dura, per altri impossibile.

Alcuni trovano ciò che bramano senza comprendere cosa stanno realmente cercando. 

Altri perdono le tracce disinteressandosene per poi tentare di tornare al punto di partenza e proseguire lungo un’altra strada sperando sia quella giusta. Chi più, chi meno convinto.

Altri ancora sono già lì, destinati a guidare, fungeranno da fari per quelli convinti di dover tornare bambini. Senza che quest’ultimi si rendano conto che quella era la partenza  e che l’arrivo è sempre lì ma è diverso.

Poiché non si può tornare all’innocenza ma si deve tentare di conquistare le acque calme, l’ultimo riparo. Per strappare questi veli come muri che offendono noi tutti.

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