Andare oltre – contiene il racconto Altri tempi


C’era una scusa curiosa che si usava quando eravamo giovani.
Quando una donna era quella che sposavi, e l’accettavi, e non pensavi più che ci potevano essere donne migliori di lei. Quando non avevamo bisogno di reti per sentirci parte di un gruppo e si era meno soli e più sereni. Quando le storie non le vedevi davvero, ma te le immaginavi nei racconti accanto al fuoco.
Quando la palestra era alzarmi la mattina all’alba e parare le pecore, o spazzare per terra raccogliendo cartacce con un bastone appuntito, o cogliere frutti e mietere il grano, e non esistevano operatori ecologici, anziani, o altre parole simili. Quando non ci si sentiva offesi per essere stati chiamati vecchi o contadini.
Quando una bistecca la mangiavi solo una volta al mese ma ne sentivi il sapore, e non la vedevi dimezzarsi sulla piastra mentre la cuocevi. Quando si era gente semplice senza bisogno di sabato notti o di schifezze per rallegrarti la serata, ci si accontentava del vino e nessuno moriva ammazzato alla guida, perché si restava in paese.
Adesso c’è questa strada che se la segui ti porta ovunque, ci puoi andare anche in Inghilterra, dove sono tutti matti e appena arrivi ti cambiano il verso della vita. Una volta bastava poco per capire come girava il mondo, sapevi che c’erano dei nemici, per alcuni erano quelli rossi al di là del mare, per altri gli “glienchis” oltreoceano.
Ora li vedi, questi giovinetti, non sopravvivrebbero senza i loro pc o le loro scatole per giochi, senza un aggeggio con cui puoi parlare con tutti quando vuoi, così che ci parli anche quando non serve.
Sono flaccidi, questi giovinetti, lo è anche mio nipote. E mio figlio non vuole che venga in campagna con me, preferisce affidarlo ad una scatola piuttosto che farlo faticare. Stanno sempre a cercare, questi giovani, a porsi domande, quando potrebbero seppellirle tutte sdraiandosi sul prato dopo una giornata di lavoro.
E poi ci sono tutti questi complessi di cui sento parlare, Electra, Edipo. Ci sono pedofili e satanisti, ci sono i serial chiller e tanti altri pazzi. Per fortuna, da noi non ci sono ancora ragazzi che vanno in giro con una mitraglia in tasca. I giovani ripetono, dall’alto della loro cultura, che noi vecchi siamo ignoranti e non capiamo il mondo. Che non sappiamo nulla «di quanta povertà c’è sul nostro pianeta; di come chi produce farmaci ammazza gente in Africa, né di come i governi del sud del mondo vengono governati con il terrore da potentati politico-economici», come dice mio nipote.
Sarà che sono vecchio, ma per me l’America non è a portata di mano, è più un posto da cui giungono cartoline imbevute di speranza. Io la ricordo così, com’era quand’ero bambino e mio zio, il più avventuriero dei cinque fratelli, se ne andò là per non fare più ritorno. Al mio tempo non si sapeva niente dei problemi degli altri continenti, noi pensavamo a vivere.
Dicono che fra poco gli africani ci invaderanno, o che gli arabi hanno in mente di fare tanti figli da diventare la maggioranza del paese. Non mi è mai importato niente di ideologie, e neppure della pelle. Se questi arabi, questi ragazzi, sono più robusti, più adatti alla vita, forse, sarebbe addirittura meglio. Comunque, ora non ho più una terra, piante da coltivare o polli da allevare, Da qualche tempo me ne sto semplicemente a casa a leggere libri o a bere un goccio con i vecchi amici di sempre, non è proprio questa la vecchiaia che avrei voluto da giovane, ma mi so accontentare.

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Caro nonno,
ho ritrovato questa tua lettera tra le scartoffie. Non so se la volevi spedire a qualcuno o se la tenevi senza motivo. Posso dirti che il mondo è cambiato; viviamo in una penisola che pur chiamandosi ancora Italia non ha più “italiani”; non ci sono più razze differenti di cui aver paura, siamo solo persone, solo uomini; un po’ cinesi (dopo il loro boom economico), un po’ americani, e un po’ africani, un po’ europei e un po’ d’altro. Quanto alla fiacca, avevi ragione, e infatti adesso si sta tornando alla natura; ma è nel normale ciclo della vita, non credi? Abbiamo capito che non siamo superiori a nessuno e che abbiamo dei limiti. Che possiamo morire se non rispettiamo l’ecosistema, che la catena alimentare non ha eccezioni.

Così abbiam messo su questa cittadina, piccola, cercando di riprenderci un po’ della tranquillità che le troppe automazioni ci avevano tolto, cercando di bilanciare tecnologia e natura. Abbiamo capito che la psicologia è uno strumento da non diffondere in modo avventato, che poi si generano complessi idioti e malattie innaturali dovute alla ricerca di una diversità ostentata. Quanto alle bistecche, adesso hanno un altro sapore, adesso ogni zona ha la sua frutta e verdura. E non si trovano cibi esotici, al più si scambia carne e verdura con le zone confinanti. E l’acqua… dopo aver toccato il limite della follia vendendo acqua di iceberg, adesso ognuno beve la sua, Acqua liscia per tutti!
I figli crescono circondati dal verde e dalle montagne, vanno a scuola e apprendono anche i meccanismi della termodinamica e della fisica.
Ma non c’è solo chi vive in paese, altri sono rimasti in città, fedeli alle idee del capitalismo vecchio stampo. Che dire? Sono scelte. È molto più facile accettare le differenze quando non si è regolati da un orologio che ticchetta sempre troppo veloce.
Una cosa che forse non ti saresti aspettato è che la carnagione diventa sempre più scura ad ogni generazione che sorge. Sai, il nero è un gene dominante, per questo di biondi se ne vedono più pochi… Le strade di cui parlavi esistono ancora, ma stanno per lo più venendo divorate dalla natura, dato il loro scarso utilizzo. E i satanisti… be’, si è scoperto che erano solo gente che adorava la donna come simbolo di fertilità e della ciclicità della natura, cosicché molti si sono uniti a loro in questa adorazione; ma io preferisco adorare mia moglie, e lasciar stare la trascendenza, che non fa per me. Sarà che ho ancora tracce di quel sangue da “metalmezzadro” di cui mi parlavi sempre con orgoglio.
Più contadino che operaio, però, più rustico e meno fordista. Già…
Adesso ci si sta ristabilizzando dopo il quasi “second impact” (come lo chiamavano in televisione), dopo una catastrofe evitata per un soffio, si è tornati a vivere. Sereni, tranquilli, con la giusta calma di chi coltiva una pianta attendendone la fioritura, accettando il rischio di intemperie e di parassiti (si usano poco i fertilizzanti e gli altri agenti chimici, oggigiorno).
Ora che ci penso, forse questa lettera l’avevi lasciata a me, e forse io la sto lasciando a mio nipote. Forse diverrà una tradizione da portare avanti con cui ricordare il passato e fare il punto sul presente. Chissà, la vita è bella perché è strana…

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Proseguire la tradizione è cosa buona e giusta; continuo quindi questa sorta di narrazione intergenerazionale. Il mondo cambia e le società con esso… e parlo al plurale perché nonostante gli stati siano ormai solo un incentivo alla competizione sportiva, si sono create variegate realtà. Ci sono i più tradizionalisti, i capitalisti, che seguitano imperterriti a lasciarsi gestire dal mercato convinti della teoria della mano invisibile di Smith; chissà come non hanno ancora notato le discrepanze tra una simile teoria e la verità sempre più pressante di un sistema che auspica la libera concorrenza ma sfocia inevitabilmente in monopoli e oligarchie. Aggiungo però che le persone appartenenti a questo tipo di società hanno creato delle loro piccole strutture sociali basate sul volontariato e interscambio di beni e servizi secondo le necessità, e pur rimanendo legati alle logiche del lavoro retribuito e delle moneta, generano sistemi che colmano le lacune del sistema.
Ci sono quindi le società così dette Benefit Corporation, un aggiornamento del sistema cooperativistico il cui “status” viene confermato di anno in anno secondo verifiche e analisi apposite del B Lab di Philadelplphia. I dati che ne derivano vengono diffusi tramite internet permettendo di vedere quanto ciascuna si sia impegnata nel sociale e nella riduzione di rifiuti/inquinamento. Ma ci sono mille altre iniziative partite dalla famosa inchiesta “Reimagining Capitalism” del “The Nation”. Le tredici attività che cambieranno il mondo, e fra queste vi è l’utilizzo del microcredito gestito autonomamente fra privati.
La proposta di abolire la responsabilità limitata che offre l’impunità agli imprenditori e contro la figura dell’amministratore delegato;
Il piano di azionariato dei dipendenti cha ha permesso ad 11.000 aziende di essere comprate dai propri 12 milioni di dipendenti;
La riduzione dell’appropriazione privata delle scoperte e della proprietà intellettuale;
Fondi che escludono investimenti legati ad energia fossile.
Una peculiarità che si nota sempre più è il cambiamento del concetto di pensionamento, ora i pensionati della “seconda età e mezzo”, sono sempre più attivi fornendo servizi gratuiti che vanno dall’istruzione alle gestione di parchi. Molti infatti considerano le attività di giardinaggio e agricoltura un piacevole passatempo se svolto senza le restrizioni del mercato. È stupefacente vedere come in una società in cui tutto ruota attorno al denaro, le persone si stanno divincolando dimostrando una spiccata fantasia. Impiantisti e manutentori sono messi alle strette da comunità allargate di pensionati che si aiutano a vicenda nei lavori di manutenzione ordinaria come straordinaria. Si stanno creando delle vere e proprie “case di riposo” gestite da giovanotti di 60 anni che appartengono alla casa stessa. E in questo prosperare di volontariato anche i giovani, seppure costretti a lavorare, ritagliano dei momenti per dare una mano. Difatti sta scomparendo il concetto di “assistenzialismo”, soppiantato da un aiuto reciproco e circolare. Dare una mano sapendo che questo aiuterà la società, ridurrà i costi sociali/ambientali e quindi le tasse. Dei sistemi di governo di questi stati posso dirti che sono ancora basati sul vecchio concetto di “democrazia”, seppure stipendio e numero dei parlamentari sono stati drasticamente ridotti. Del resto il capitalismo ha sempre visto lo stato come un parassita ed è stato quindi relativamente facile, tolte le resistenza dei parlamentari stessi, ridurne il numero. Politici di destra e sinistra si sono opposti strenuamente difendendo il principio dell’autodeterminazione del reddito, ovverosia di stabilire i da per sé aumenti di reddito e agevolazioni; qualcosa di cui ancora non riesco a capacitarmi, ancor più perché mi resta difficile comprendere il concetto stesso di reddito se non in termini teorici. Cosa può provare una persona nel vedersi privata, non solo dei piccoli lussi quotidiani, ma anche di beni primari come una abitazioni confortevole? E poi c’è questa cosa della destra e della sinistra che è incongruente, come può una fazione che considera lo stato un problema da risolvere e limitare, essere alla guida dello stato stesso. È ovvio che questa parte politica tenderà a rendere inefficienti i servizi che offre come istruzione e sanità in modo da dimostrare la sua inutilità, così quando salterà su il governo di sinistra tutti gli errori verranno imputati ad esso, nonostante siano stati volutamente approntati dall’altra parte. Ma forse faccio un po’ di confusione tra destra e pensiero liberale…
Tralasciando l’aspetto politico, a volte penso che la società in cui vivo non sia la migliore e mi domando se un’economia gestita dai calcoli matematici non sia fin troppo perfetta e senza umanità. La mia ragazza continua a propormi di andare altrove, provare a vedere un mondo che ancora si regge sulla moneta, se non altro per vedere com’é. Lei è molto curiosa, e devo ammettere di avere il sospetto che desideri non solo vedere una società differente, ma anche viaggiare in quelle aree della Terra che non vengono gestite attraverso il progetto Venere.
Lo so, lo so, sembra un nome bizzarro, degno di quei romanzi di fantascienza basati su idee utopistiche e irreali; eppure è proprio così, il movimento di Zeitgeist ha preso il sopravvento su una parte del pianeta. Un movimento che partì dall’idea che un sistema fondato su di una moneta a base frazionaria proprio non andava, in quanto fondato sul debito. Semplificando, il meccanismo di creazione della moneta può essere espresso così: lo stato si indebita con la Banca Centrale che stampa moneta, quindi passa la moneta alle banche che la riscuote indebitandosi della somma più gli interessi… e via di seguito. Un sistema che faceva aumentare il denaro in circolazione maggiorandolo di interessi in un continuo ciclo di prestito e restituzione fino ad arrivare ad un denaro virtuale circa 8 volte maggiore di quello in circolazione; un simpatico gioco esponenziale basato sul debito, appunto. Così la gente si ritrova a lavorare per pagare del denaro che non esiste e non ha nessuna connessione con le risorse reali di un paese; un sistema ben oliato che è andato avanti per non poco tempo. La nostra società, al contrario, parte dalla constatazione che le risorse sono limitate e quindi bisogna usarle al meglio costruendo oggetti durevoli, riutilizzabili e riciclabili, cosa che in un sistema di mercato non è possibile in quanto chi produce ha tutta la convenienza a creare beni di scarsa durata in modo da venderne di più del necessario. Ora dovrei dire dell’errore di calcolare il progresso di un paese in base al PIL, dei vari altri indici, ecc… ma sono questioni tecniche che evito di approfondire. Fatto sta che in una società come la nostra, basata sulla tecnologia, istruzione e empatia sono fondamentali, se non necessarie. Non riesco neppure ad immaginare cosa significhi essere obbligati a lavorare per vivere di stenti, con bollette che schizzano alle stelle e altro. Difficile pensare all’era in cui abitazione, acqua, luce e gas, non erano diritti inalienabili di ogni persona. Mi sembra quasi di parlare dei tempi delle caverne, anche lì dovevi procurarti cibo e vestiti proprio come nelle società capitaliste…

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Cari parenti del mio ragazzo, spero non vi spiaccia questa intrusione ma oramai le questioni di sangue sono cose passate, perciò…
Credo che lui, come al solito, sia stato piuttosto complicato e pasticcione; ha spiegato con parole tanto complesse questioni semplici e forse non vi è chiaro proprio tutto-tutto quello che ha detto, specialmente in merito alla nostra società. Per quanto mi riguarda, vorrei davvero aver modo di vedere queste civiltà così diverse dalle nostra, sia per capire meglio il loro sistema sociale, sia per vedere altri costumi estranei all’area legata al vecchio progetto Venere; sarebbe un modo per scoprire quali miglioramenti apportare al nostro sistema. Abbiamo una struttura che permette di ridurre al minimo sprechi e consumi garantendo il massimo dell’utilità, aggiornandoci continuamente alle più moderne tecnologie, ma in fondo in fondo, siamo governati da delle macchine; macchine che non sono impazzite ribellandosi all’uomo… comunque, a volte, provo come un senso di… non so, di essere considerata un numero. Lo so, le macchine sono solo estensioni della nostra mente, però…
Grazie ad esse i trasporti sono precisi e puliti, la produzione viene calcolata in base alle reali esigenze, non si è più schiavi del lavoro o presi in giro da individui che promettono senza mantenere. Tra l’altro la nostra città sorge poco distante da un vecchio paesino arroccato sulla montagna che è stata dichiarata città-museo come buona parte dei borghi italiani.
Se ci penso, non capisco proprio da cosa derivi questa tenue insoddisfazione; cresciamo amati dai genitori e spronati dal sistema a creare e collaborare, il lavoro è un aiuto alla società di cui facciamo parte e quindi a noi stessi. Ci sono musei sempre aperti, parchi, attività ricreative di tipo sportivo, culturale, artistico e altro. Il nostro solo limite è dato dalle risorse, ma questo vincolo è sempre esistito per qualunque civiltà. Crescendo vediamo i progressi tecnologi migliorare la vita delle persone senza intermediari come il mercato e senza rallentamenti o ostacoli dovuti ad interessi personali. E allora?
Sono felice, certo che lo sono, e sono serena, ho scelto di impegnare quattro ore della mia giornata al volontariato verso bambini, indirizzandomi verso l’educazione dei figli di famiglie provenienti da oltre i confini del progetto Venere…
Ma forse questa è una condizione propria dell’umano, quel pizzico di malinconia che non capisci da dove viene e non sai come mandar via. Forse viaggiare non farà passare questa sensazione, anzi, sono quasi convinta che sia così; però vorrei proprio vedere tutto il mondo, visitare anche quei luoghi angusti in cui il capitalismo è quasi identico a com’era quando Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa stavano crescendo come BRICS… prima di tutto questo. Voglio vedere, capire se davvero questo idillio in cui vivo sia così fantastico come ci viene mostrato; uscire per cambiare prospettiva, in quanto non si può giudicare obiettivamente un sistema che ci contiene…
Forse è solo un capriccio, una fuga dal quotidiano, ma vorrei tentare, e farlo con il mio uomo, perché da sola non sarebbe affatto la stessa cosa. E poi… c’è un piccolo segreto che dovrei aggiungere prima di concludere. Mi vergogno un po’ a dirlo, è che mi piace sdraiarmi sul prato, raccogliere piante, studiarle, preparare degli intrugli. In parte è erboristeria, in parte altro, sfioro le foglie ed è come sentirle palpitare. Ho questo legame con la natura che proprio non posso spiegare e se poi penso che loro sono infilate nel terreno, be’, mi sento come in contatto con il pianeta stesso.
Prima parlavate di streghe o cose simili, parlavate di culti antichi. Ecco, io coltivo questo mondo dentro di me, un legame intimo con la Terra. Io non sono di qui, nelle mie terre non sono mai esisti i “metalmezzadri”, non c’erano neppure le colline; solo mare e pianure a perdita d’occhio… ma posso dirvi che una parte di quella storia ancora si sente. C’è chi dice che le tradizioni sono sedimenti di un passato primitivo, eppure sono le nostre origini, basati forse su elementi imprescindibili della nostra storia; come il legame con la terra e il sole, come la venerazione della Luna così simile alla donna per molti versi. Ci sono cose come i sentimenti che per quanto puoi studiarli, capirne le caratteristiche fisiche o le derivazioni neurologiche, restano misteriose come lo erano per gli antichi. È questo che ci rende uniti, questa memoria ancestrale che è e sarà sempre la stessa, un legame fuori dal tempo che ci permette di capire gli altri, avi e posteri, e sono questi piccoli intrecci a renderci uniti in un’indissolubile storia che è percorso di famiglie, città, nazioni, umani.

Un abbraccio,
Carija

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Approfondimenti
Per quanto riguarda l’inchiesta “Reimagining Capitalism” del “The Nation” e le Benefit Corporation, ho preso spunto dal saggio di Federico Rampini “Alla mia sinistra” con particolare riferimento all’ultimo capitolo, i dati citati in essi fanno riferimento a fatti reali accuditi prima di Ottobre 2011.
Blog di Federico Rampini 

Quanto ai paesi che costituiscono il BRICS di cui sopra, è un sistema di regolamentazione del mercato internazionale parallelo a quello che differente da quello più noto dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).
Il BRICS prevede una maggiore attenzione e tutela degli stati per nei confronti del mercato finanziario.

Per quanto riguarda il movimento Zeitgeist  e il progetto Venere citati nel racconto, potete trovare l’e-book gratuito, documentari in streaming ed altro materiale al sito di
Zeitgeist Italia 
Zeitgeist

Alcuni indicatori della crescita basati su criteri differenti al PIL sono:
indici OCSE – OECD (in inglese)  OCSE
BES – Benessere Equo e Sostenibile
BIL – Benessere Interno Lordo

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