Festando 2011 – Vita di Giano Rampini – 9 Luglio 2011


L’artista Francesca Tozzi ha letto in pubblico, al festival culturale “Festando” organizzato dalla’associazione inArte, il mio racconto inedito tratto da Vita di Giano Rampini”.

Una camera, diversa dalla precedente, un grande letto su cui riposano due corpi.

Beatrice si tira su dal letto in cui è inghiottita. Si ritrae, seminuda, dalle lenzuola invitanti facendo leva con le mani, sentendosi richiamata dalle muse. Senza badare al suo abbigliamento si dirige allo specchio.

In mano dei pennelli, comincia a tratteggiare corpi sulla superficie. Poi quei corpi vengono spezzati da un portale che ne oscura la visuale. L’ingresso di un mulino prende consistenza sul vetro, frammentando il viso della ragazza che si specchia in esso.

Il pennello torna alle figure abbracciate all’interno dell’edificio, le teste tagliate dall’arco. Solo corpi. Braccia e gambe incollate, fuse le una alle altre. Senza alcuna possibilità di capire l’appartenenza degli arti. Solo un curioso roseo leggermente accesso a colmare le curve di lui e lei, e un poco di bruno a colorire le parti in ombra. Un marrone che non è tale se lo si osserva attentamente, non è la commistione del rosso e del verde bensì la vicinanza di tinte distinte che ad un occhio inesperto paiono mischiate.

Intorno, al di là del capanno di cuori, i cui muri sono privi di colori, la natura dirompente macchia di verde. Accenni di alberi, prati, arbusti, animali e insetti dai colori smeraldo, olivastri, acquamarina. Gli alberi come pilastri, il bosco come culla nel quale custodire due gemme di amore profuso.

Beatrice osserva il suo riflesso sullo specchio, colorato, scaturito dalla rifrazione del disegno sul suo corpo. Sesso, è questo che ha in mente. Voler fare l’amore ancora, senza fermarsi, senza piegarsi al bisogno di dare forma, di produrre, di creare. Di vendere e ricevere denaro in cambio. Solo loro. Solo lì, solo il momento e niente.

Torna nel letto, abbraccia Giano assorbendolo nel suo petto, consapevole di essere in parte una brutta copia della sorella scomparsa, in parte, qualcosa di molto più grande e bello e piacevole. Non una spalla su cui piangere, non un corpo da stringere con pudore, ma la sua donna. Il suo centro, o meglio, uno dei due suoi centri di vita.

Amore.

Lo infila nel suo corpo, tra i suoi seni, lei più grande di lui. Lei così grande da essersi sempre considerata di troppo, troppa ciccia, troppo floscia, troppo assurda. Eppure ora accetta questa sua condizione, l’accoglie, perché un altro essere umano ha gradito la sua presenza nella propria vita.

Beatrice ora conosce un po’ più se stessa e assieme a lui strapperà nuovi veli al suo spirito. Sarà lento, ci vorrà tempo, a tutta una vita per giungere il più adiacente possibile alla sua vera natura.  E se non basterà la vita, non avrà alcuna importanza. Sarà comunque un bel viaggio, degno di essere vissuto.

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