Sospensione


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Nel mezzo di quella folla d’animali ebbi l’illuminazione. C’era solo una cosa a potermi consolare.
Tutte quelle bestie al buio, circondate da sbarre, con le luci dei lampioni che sfioravano le celle in cui dormivano, scopavano e mangiavano, senza che questo avesse alcun senso.
Quelle belve erano chiuse, eppure sembravano vivere di riflesso, si mostravano agli occhi dei bimbi eccitati. Molte erano nate tra le sbarre, e le poche provenienti dalla libertà avevano perso memoria di essa.
Al mio fianco vi era ciò che di più importante era mai stato presente nella mia vita. Piccola, dai capelli castani sfumati di rossiccio, gli occhi incerti, di quelli che non dovrebbe mai avere una bambina. Guardava quegli inutili sacchi pelosi con commozione.
Le sue labbra traballavano in cerca di una domanda che non usciva; stretta tra le meningi così forzatamente da farle dolore la testa. S’accasciò su di una panchina non toccata dai raggi di luce artificiale.
C’erano tutti quei piccoli finti soli che strappavano immagini alla ragnatela di una timida luna nuova nascosta dai nembi primaverili. Ci stavamo noi, lì, piantati come pioli in una terra arida di misericordia.
In tutto questo, splendeva la luna rischiarando il vuoto, riproponendomelo specchiato nelle sue iridi testarde. Era lei a voler sapere, io non avrei mai detto nulla, non avevo così tanto coraggio. In fondo aveva passato la vita tra gli animali. Arrivavano e se ne andavano da casa nostra. Da piccola le raccontavo storie, avventure di come quegli esseri erano transitori. Ma lei, cocciuta, si ostinava a dar loro un nome, tessendo legami con essi.
Pensai fosse un gioco da bambini, ma poi divenne altro.
Quando scoprì le carte, non resse.
Lei era innocente, e non doveva sapere. Sarebbe andata a vivere con la madre di lì a qualche mese. Ma le verità emergono ineluttabilmente, come corpi freddi che risalgono gonfi di storie pur potendo restare adagiati nella sabbia. Prima o poi le funi che li legano all’oblio si sfaldano, e la corrente li mette in mostra. Al pari dei cadaveri dei miei compagni, quei fogli spezzavano l’omertà delle mie menzogne. Ma questa volta, non vi era nessun confine che potesse darmi la salvezza. A differenza della responsabilità penale che ha i limiti imposti dalla legge, non esiste un modo per appellarsi ad un qualche immunità morale. Non vi era luogo in cui sfuggire al dubbio scagliatomi addosso dai suoi occhi con tanta ferocia.
Quella sera stessa percorremmo in silenzio centinaia di kilometri solo per finire nel luogo in cui eravamo circondati da creature simili alle prede che spedivo ai committenti per l’uso imprecisato che dovevano farne. Animali, esseri, cosi pelosi e fastidiosi con cui mi ero garantito degli abbondanti compensi.
Per quanto irritanti, non potevo fare a meno di costatare che erano stati proprio essi ad aver creato il magico legame che ci univa. Tutte quelle ore passate a spiegarle le caratteristiche di ciascuno esemplare, le abitudini. Io ero l’unico in grado di circondarla di animali rari, specie protette. Un tesoro solo nostro che pur non potendo mostrare ai compagni, mi elevava al di sopra di ogni altro genitore.
Seppure non avessi mai proferito parola in merito, probabilmente mi riteneva una sorta di salvatore di quei piccoli sacchi di pulci, pensava li spedissi a qualcuno che li avrebbe custoditi, protetti.
Per quanto giovane, era pur sempre figlia mia, e come tale non una sola lacrima le sfiorò il viso. La vicinanza con gli animali le aveva irrobustito la corteccia. Una giovane pianta che ora aveva imparato un’importante lezione, subendo una dura lesione interna come rivelò il cambiamento nei tratti del volto che mutarono dalla triste rassegnazione alla contrazione di rabbia. In quel viso lessi la sfida delle prede che riuscivano a sfuggire alla mia prima trappole. Gli anni si sarebbero succeduti, aumentando il numero dei cerchi attorno al nucleo, ma quella fenditura sarebbe rimasta tra il decimo e l’undicesimo cerchio come cicatrice indelebile. A testimonianza di una risolutezza anticipata a caro prezzo.
Mi lanciò uno sguardo gonfio di disprezzo, per poi incamminarsi alla macchina, alla sua nuova vita.

L’illuminazione di quel momento fu che vi è solo una cosa in grado cancellare errori e rimpianti; talmente paziente e magnanima che anche uno come me, può sperare di esserne salvato.
Ma avrebbe dovuto attendere, perché per quanto sporco, avevo un bel gruzzolo di cui godere, e fini granelli di sabbia bianca mi attendevano per spazzar via tutte le foreste, giungle e savane contro cui avevo combattuto e vinto la mia guerra.

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2 pensieri su “Sospensione

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